Il simbolismo dell’uovo come emblema di rinascita e vita risale, pensate, a millenni fa! Persiani, Egizi e Greci si scambiavano uova durante i riti primaverili. Con il Cristianesimo, questa usanza è stata assorbita per celebrare la Resurrezione. Ma come siamo arrivati all’uovo di Pasqua che conosciamo oggi?
Uovo glamour
Per vedere uova di cioccolato simili a quelle che abbiamo in mente oggi dobbiamo guardare alla corte di Luigi XIV, il Re Sole. Fu lui, nel Seicento, a commissionare ai suoi maestri cioccolatieri le prime uova di cioccolato solido rivestendo vere uova di gallina.
A Torino, qualche anno dopo, la vedova Giambone, titolare di un’attività commerciale, provò il processo inverso; quindi, riempì di cioccolato dei gusci d’uovo vuoti.
Infine, nell’Ottocento l’orafo e gioielliere Carl Fabergé realizzò le sue famose uova gioiello che racchiudevano una “sorpresa” molto glamour.
Se parliamo di brevetto, fu solo nel 1875 che un’azienda inglese, Cadbury, registrò il brevetto per la produzione di piccole uova di cioccolato amaro realizzate in appositi stampi. Nel 1905, la stessa attività introdusse le uova di cioccolato al latte.
La logistica del cioccolato
L’uovo di cioccolato ha fragilità che vanno oltre il guscio. Portare un prodotto così sensibile agli sbalzi termici sugli scaffali di tutto il mondo richiede precisione e controllo, come quello della temperatura, che deve essere sempre tra i 15°C e i 18°C per evitare l’affioramento del burro di cacao. Poi sì, resta anche la questione del packaging, ma la pianificazione del carico e l’uso di imballaggi protettivi garantiscono che ogni sorpresa arrivi intatta.
In Italia, la Pasqua rappresenta il secondo picco di vendite per l’industria dolciaria dopo il Natale con un volume d’affari tra i 400 e i 500 milioni di euro ogni anno.
E voi, avete già fatto gli acquisti o aspettate le svendite di Pasquetta?


